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Museo della Città
Palazzo Bonaventura Odasi - Via Valerio 1
Tel. 0722/309270

Museo 1.jpg

Il Museo della Città di Urbino  ha sede nello storico Palazzo Odasi, uno dei più estesi complessi edilizi civili rinascimentali. A destra, l’insegna ‘Volta Urbino’: è un giocoso rimando alle molteplici facce che la città offre al visitatore.
Il Museo, pensato non tanto come contenitore di oggetti ma di idee, racconta l’idealità di Urbino - la città ideale per eccellenza -, non solo quella legata al suo glorioso passato, ma anche quella quotidiana coniugata al presente.
Se Urbino con Granada, Costantinopoli, Gerusalemme, Timbuctù ed altre ha ispirato Le città invisibili di Italo Calvino, Fedora e le altre città raccontate da Marco Polo al Kublai Khan sono state le tracce narrative attorno alle quali è stato sviluppato il percorso che racconta le vicende di Urbino attraverso interazioni tra storia, arte e tecnologia, che vi permetterà di conoscere o ri-conoscere, la Città.
Visitando le sale ci si accorgerà anche di come tipicità urbinati costituiscano suggestioni universali in grado di risvegliare il nostro vissuto, il nostro quotidiano, la nostra interiorità, in linea con la citazione di Calvino che corre lungo la parete di ingresso ad accogliervi: Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Un’immagine o una voce richiama infatti altre immagini o altre voci che, al di là del loro significato, dell’epoca, del contesto, si trasformano in frammenti, in memoria di qualcosa già depositato in noi.
Gli scambi, gli sguardi e i segni tengono viva una città permettendoci di partecipare della sua vita: ecco allora che, prima ancora di tentare di possedere il silenzio dei suoi vicoli o le stanze più ricche dei suoi palazzi, Urbino chiede il nostro sguardo. Uno sguardo attento, mai uguale, che può riservare continue sorprese perché, come suggerisce Calvino, E’ l’umore di chi la guarda che dà alla città la sua forma.
Dopo aver visitato le sale, che sollecitano un crescente coinvolgimento cognitivo ed emotivo, avrete probabilmente trovato qualcosa che stavate cercando, magari inconsapevolmente, perché D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere.
Sarete allora pronti per uscire e percorrere le strade e i vicoli di Urbino, con la gente che la abita, la vive, la visita, la ama o la odia. _ La città non dice il suo passato, ma lo contiene come le linee di una mano scritto negli spigoli delle vie _
La vostra visita audio-guidata continuerà infatti all’esterno del museo, alla scoperta delle altre eccellenze urbinati.
Lo sguardo sulla città conquisterà anche il territorio che le appartiene: un paesaggio, una torre, un campanile, una cupola apriranno la dimensione del desiderio.
Se sarete invogliati a conoscere il territorio che si estende intorno alla città ducale, vi consigliamo, per cominciare, di visitare Urbania e Mercatello sul Metauro, dove hanno sede gli altri musei che costituiscono la rete Museo del Metauro.

LA CITTÀ E GLI SCAMBI
Vi trovate nella prima stanza: La città e gli scambi.
Sono gli scambi - di parole, di sguardi, di culture - che permettono di intrecciare relazioni rendendo vivi i singoli individui e le città.
Avanzate allora alla scoperta di Urbino: conquistato lo spazio dietro la tenda, trovate un modello della Città. La disposizione d’animo e di mente con cui la osserviamo è determinante per l’esito che sortirà da questo incontro.
Come dice Marco Polo al Kublai Khan, infatti, sfuggire all’inferno quotidiano è cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non lo è, e farlo durare, e dargli spazio.
Nello schermo alla vostra sinistra sequenze di immagini raccontano tematicamente il tessuto urbano: intrecci orizzontali e verticali di piani _ l’Urbino dei comignoli, dei giardini, delle maschere_ , coscienza della memoria, segni che concorrono a creare il volto della città.


CORTE INTERNA
Vi trovate nella Corte interna di uno dei più prestigiosi palazzi della città. Le fondamenta dell’edificio, che si sviluppa intorno alla corte, poggiano sul tracciato delle mura romane, ancora visibili, come potrete vedere, nell’ampio vano voltato sottostante.
La totalità della struttura deriva dall’unificazione di edifici limitrofi: il primo impianto leggibile risale al 1300, ma subì modifiche nel corso del ‘400 e dei secoli successivi.
Il palazzo era di proprietà della famiglia Bonaventura, che si stabilì ad Urbino nel XIV secolo dando origine a vari rami che, pur cambiando cognome, mantennero lo stesso stemma. La famiglia Odasi, che ha lasciato il nome al palazzo, vi abitò per circa un secolo, fino a quando, nel 1672, la proprietà passò per discendenza alla famiglia Grilletti. Nel 1866 fu acquistato dal Comune per ricavarvi l’asilo di infanzia, tuttora esistente in alcuni locali soprastanti al museo.
Durante gli ultimi lavori di restauro sono stati trovati reperti romani e parti di trabeazioni rinascimentali: attraversando la corte potrete vederli attraverso la passerella in vetro.
Accanto a questi reperti, antiche tracce del palazzo, vedete modelli di rocche, esemplificative di un sistema difensivo voluto da Federico da Montefeltro nel territorio del suo Ducato e realizzate da Francesco di Giorgio Martini, architetto militare e civile, del quale potrete vedere opere nella passeggiata suggerita alla scoperta della città.
Un palazzo e un territorio mutati dunque nel corso del tempo, così come è avvenuto alla città di Urbino che, a più riprese, ha in parte cambiato il suo volto.
Trasformata nel corso del ‘400, con la costruzione del Palazzo Ducale, in una straordinaria città in forma di palazzo, di cui mantiene ancora inalterati i caratteri sostanziali, conobbe una stagione di rinnovamento nel XVIII secolo, quando salì al soglio pontificio l’urbinate Clemente XI Albani che volle rinnovarla. Urbino visse poi una nuova e brillante stagione in tempi più recenti, a partire dagli anni ’50 del ‘900, quando l’allora Rettore Carlo Bo chiamò l’architetto Giancarlo De Carlo che, lavorando per l’Ateneo e per il Comune, ha realizzato molte opere caratterizzando in modo inconfondibile la città contemporanea, come avrete modo di constatare seguendo l’itinerario che vi sarà suggerito all’esterno del museo.
I segni concreti delle architetture e delle opere d’arte riflettono sensibilità diverse.
Portatevi allora al centro della Corte che evoca ancora le certezze della Rinascenza e leggete l’iscrizione che corre lungo la cornice in alto: _ Sappiate che ho paura di volare, di essere chiuso tra questa gente adulta. Ho paura del vento che non sceglie. _
Sono versi tratti da un poemetto dello scrittore urbinate Paolo Volponi, un protagonista della letteratura italiana del ‘900, che danno voce alla fragilità dell’uomo contemporaneo. I caratteri in capitale romano, scelti in riferimento all’iscrizione presente nel cortile d’onore di Palazzo Ducale che celebra gli ideali umanistici di un protagonista del Rinascimento quale fu Federico da Montefeltro, sottolineano oltremodo il divario tra i diversi modi di sentire.

LA CITTÀ E  I  SEGNI
Vi trovate nella seconda stanza dedicata ai segni che contraddistinguono la città: segni della natura o dell’uomo lasciati nel tempo, un tempo scandito simbolicamente dai congegni del grande orologio da torre ottocentesco posizionato al centro, un meccanismo a pesi messo in opera sul campanile del Duomo di Urbino nel 1815 e rimosso nel 1972.
Attraverso il riflesso dello specchio potete vedere un grande platano che, secondo la tradizione, fu piantato nel 1700, primo anno del papato dell’urbinate Clemente XI Albani. La pianta prolunga le sue ramificazioni all’interno della stanza trasformandosi nell’albero genealogico della città, la cui storia si intreccia con le storie del mondo, essendo ricordati accadimenti succedutisi dal 1200 a tempi più recenti.
I segni della natura sono ad Urbino anche collegati all’acqua: in fondo alla stanza è infatti uno dei tre antichi pozzi presenti nel palazzo.
Nelle pareti a fianco è una gigantografia di una porzione della pianta cittadina che ospita segni espressi da fotografie e quadri: tracce di passaggi e segni di vita depositati lungo i percorsi della città. Ecco allora che, accanto al segno di un’ombra su un muro, di una pavimentazione, di un graffito, compaiono ritratti di personaggi che, ignoti o illustri siano stati _ è ad esempio identificabile l’effigie di papa Clemente XI – ci parlano ancora della loro esistenza.
Accanto, affissi allo specchio, i ritratti dei due urbinati più famosi: i pittori Raffaello Sanzio e Federico Barocci che hanno lasciato segni indelebili nel panorama artistico.
Vedendo la vostra immagine riflessa, troverete per un momento il vostro ritratto accanto a quello di due artisti così importanti: potete intervenire sullo specchio lasciando una traccia di questo vostro passaggio!

SALA DEI SEGNI INCISI
Sin da tempi lontanissimi l’uomo ha manifestato il bisogno di conservare i suoi segni: basti pensare alla tradizione secondo cui anche la pittura nacque dall’uso di contornare l’ombra umana con una linea.
La vita è scandita da segni: casuali o intenzionali, naturali o artificiali, temporanei o permanenti, riscontrabili in noi stessi o nel mondo esterno. Ecco allora che sullo schermo collocato al centro della stanza scorrono immagini che fanno riferimento a questo universo segnico.
Ma la conseguente necessità fu la conservazione di queste tracce, affinchè potessero durare ben più a lungo della breve parabola umana.
L’incisione, con le sue diverse tecniche, risponde a quest’esigenza permettendo anche la riproducibilità dalla stessa matrice.
Quest’Arte è indissolubilmente legata al sistema della scrittura: storicamente l’immagine impressa nasce quasi contemporaneamente e in funzione della pagina stampata. Quando la stampa tipografica divenne un sistema universale della parola scritta, anche l’immagine trovò infatti la sua forma di divulgazione attraverso la stampa ed anche la matrice, in origine, era la stessa: il legno.
La complessa tecnica incisoria trae origine da un procedimento messo a punto in Europa alla metà del ‘400 consistente nell’impiego combinato di antiche pratiche orafe, come il bulino, del nuovo materiale entrato in uso, la carta, e di uno strumento meccanico appositamente ideato, il torchio.
Addentratevi in questo affascinante universo artistico discostando la tenda alla vostra destra che cela dei box in cui sono illustrate le diverse tecniche della xilografia, la più antica, della calcografia e della litografia, anche con il supporto di un video dell’Istituto Statale d’Arte di Urbino che vi mostrerà incisori all’opera.

SCUOLA DEL LIBRO
Se da un lato la nascita e l’affermazione di una linea grafica ad Urbino sono strettamente legate alle tradizioni rinascimentali e classiche della città, dall’altro lo sono ad un’ istituzione di grande interesse per la formazione artistica di molti giovani non solo marchigiani: la Scuola della Decorazione e dell’Illustrazione del Libro di Urbino, una scuola d’eccezione in Italia, attivata nel 1924.
L’Istituto accolse tra i suoi direttori e docenti personalità che si dedicarono alla ricerca artistica quale supporto indispensabile all’insegnamento, contribuendo anche ad affrancare l’incisione dalla funzione di illustrazione del libro spostando l’attenzione sulla produzione di opere di grafica originale d’arte.
Gli allievi più bravi divennero a loro volta insegnanti o fondarono stamperie d’arte in molte regioni italiane.
Ancora oggi gli stampatori urbinati sono noti per la loro abilità tecnica, tanto che anche molti artisti stranieri, oltre a frequentare le loro botteghe e ad affidare loro la riproduzione delle proprie opere, si sono formati grazie a corsi estivi internazionali che dagli anni ’60 la Scuola organizza insieme all’Accademia Raffaello.
La Scuola, che in passato fu ospitata nel Palazzo Ducale, è dislocata in due sedi: una centrale e un’altra fuori delle mura, in un edificio progettato all’inizio degli anni ’70 dall’architetto Giancarlo De Carlo.
A questa istituzione scolastica, che tanto profondamente ha influenzato la vita culturale e artistica di Urbino, rende in parte omaggio anche il Museo dell’Incisione Urbinate che ha sede nell’ex Collegio Raffaello che vi sarà indicato nell’ambito della passeggiata suggerita nel cuore della città: vi consigliamo sin da ora di non mancarne la visita.Avanzate nella sala: in fondo potete ammirare un bellissimo torchio completato da matrice litografica ottocentesca.
Volgendovi a destra, il vostro sguardo sarà invece catturato da immagini che evocano la particolare atmosfera dello studio di un incisore, con gli strumenti del mestiere e i preparati chimici grazie ai quali, attraverso il torchio, viene restituita l’immagine.

INCISIONI
Le incisioni che state osservando sono opere esemplificative della tecnica xilografica, litografica e calcografica, realizzate da Renato Bruscaglia, Carlo Ceci e Pietro Sanchini.
I tre artisti, formatisi alla Scuola del Libro di Urbino sotto la guida di Francesco Carnevali, sono diventati importanti maestri incisori e, a loro volta, docenti nello stesso Istituto. Accomunati dallo stesso rigore metodologico, hanno esposto in numerose mostre personali, collettive e in rassegne, mantenendo alta la fama della tradizione incisoria urbinate anche oltre i confini.

LA CITTÀ E IL DESIDERIO
Vi trovate nella stanza che indaga il rapporto tra città e desiderio, in cui sono presentate alcune forme che Urbino avrebbe potuto avere se non fosse diventata come oggi la vediamo.
Dall’alto pendono sfere che contengono riproduzioni delle tre città ideali in cui si riflettono i modelli posizionati nel soffitto, frutto di progetti ideati per la città da architetti ed artisti ma non realizzati.
I modelli si specchiano anche nelle superfici curve riflettenti collocate in basso, dove sono indicati, in corrispondenza, gli autori di tali potenziali cambiamenti: Renzo Piano, Giancarlo De Carlo, Eliseo Mattiacci, Arnaldo Pomodoro e Paola Vidulli.


MAZZOCCHIO
Una sfera armillare, antico strumento astronomico, è contenuta nello spazio poliedrico del mazzocchio che avete di fronte, rappresentazione ideale di un pensiero geometrico. Avanzando intorno ad esso passeggerete idealmente nella città di Urbino, immersi nella sua luce, dall’alba dell’Annunciazione della Vergine fino al tramonto de La sepoltura di Cristo, particolari di due dipinti del grande pittore urbinate Federico Barocci.
Sarete condotti al centro della sfera, dentro la città e, con la città, dentro il paesaggio. Dai tetti di Urbino si apre infatti un interminabile orizzonte: non resta che scegliere se arrestarsi o abbandonarvisi, come evocano i versi di Paolo Volponi e Giacomo Leopardi _ Sto guardando questo paesaggio anche troppo bello, che si consuma. Non devo caderci dentro e smarrirmici come questo vento_ Tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.


LA CITTA’ E LA MEMORIA
Vi trovate nella sala che ospita un significativo nucleo di sculture lignee donate dall’artista Umberto Mastroianni alla Città di Urbino in occasione della sua antologica del 1977 allestita nel Palazzo Ducale.
Sono monumentali bozzetti per sculture realizzate in bronzo o in acciaio, tuttavia da considerarsi quali opere compiute. La loro qualità denuncia infatti l’eccellenza artistica che le pone autonomamente come momenti rilevanti della creatività dell’artista e che raccontano la memoria di un passato e di una storia che ha impresso le tracce nella carne di chi ancora vive il presente.
Si tratta di opere in cui le masse, disposte attorno ad un asse centrale, seguono talvolta leggere eppur significative trasgressioni delle simmetrie, con contrasti fra profili, piegature e incavi disuguali, fra accumuli di volume e vuoti.
Tali alternanze contribuiscono a restituire un senso di dinamicità che accresce il tono espressivo delle sculture di cui percepiamo la vitalistica pulsazione. Il vulcanico sentimento della vita di Mastroianni, messo a confronto con le atrocità della guerra, si traduce infatti in opere in cui la forma non solo è ferita, ma è sul punto di disgregarsi violentemente.
Le devastazioni della guerra hanno infatti certamente portato l’artista ad esasperare le forme: ecco allora che le sculture sono messe in scena, a destra, idealmente rovesciate, come carni da macello, richiamando l’atroce immagine di partigiani impiccati a ganci da macellaio, come evoca Massimo Mila a commento dell’opera di Mastroianni.Gran parte del lavoro dell’artista legato alla Resistenza è qui rappresentato dal Monumento alla lotta partigiana posizionato a sinistra dell’entrata, la cui traduzione bronzea è collocata, come potrete vedere, nella Fortezza Albornoz.
Raggiungete ora la parete opposta all’ingresso della sala, celata da una tenda: scoprirete tracce della muratura romana. Non a caso è stata qui collocata l’opera Progressione curvilinea, rilettura dell’antico Laocoonte prima del restauro.

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Immagini del Museo

Palazzo Bonaventura Odasi

Riapertura del Museo

Area stampa

Galleria fotografica


Assessorato Cultura e Turismo - Città di Urbino - Piazza Rinascimento, 1 - Urbino